Differenza tra Assegno Unico e vecchie detrazioni figli nel 2026
Dal 2022 le detrazioni IRPEF per i figli under 21 sono state abolite e sostituite dall’Assegno Unico Universale — un contributo mensile erogato direttamente dall’INPS. Ma i due strumenti non si equivalgono: hanno struttura, importi, criteri di accesso e destinatari diversi. Questa guida spiega le differenze pratiche.
Le vecchie detrazioni per figli: come funzionavano
Prima del 2022, i genitori con figli a carico potevano detrarre dall’IRPEF importi fissi per ogni figlio: 950 euro per figlio under 3, maggiorati per disabilità. La detrazione era proporzionale al reddito del contribuente (diminuiva all’aumentare del reddito) e veniva distribuita automaticamente in busta paga dal datore di lavoro. Era uno sconto diretto sull’IRPEF — funzionava solo se si pagava abbastanza IRPEF.
L’Assegno Unico Universale: come funziona oggi
L’Assegno Unico (AUU) è un trasferimento mensile in denaro erogato dall’INPS per ogni figlio a carico fino a 21 anni (e senza limiti di età per i figli con disabilità). A differenza delle vecchie detrazioni, l’Assegno Unico: è pagato direttamente dall’INPS sul conto corrente del genitore, non passa dalla busta paga, spetta anche a chi non paga IRPEF (disoccupati, lavoratori con redditi molto bassi, autonomi), si scala in base all’ISEE del nucleo familiare.
Gli importi 2026
L’importo base dell’Assegno Unico 2026 varia da 54,10 euro al mese per figlio (ISEE oltre 45.574 euro) a 199,40 euro al mese per figlio (ISEE fino a 17.090 euro). Per i figli under 1 anno e per i nuclei con 3+ figli ci sono maggiorazioni aggiuntive. Per i figli con disabilità l’importo sale significativamente (fino a 105 euro in più al mese a seconda del tipo di disabilità).
Cosa rimane delle detrazioni per figli
Le detrazioni IRPEF per figli sopravvivono solo per i figli dai 21 anni in su con reddito annuo inferiore a 2.840,51 euro (4.000 euro se hanno meno di 24 anni). In quel caso la detrazione è di 950 euro all’anno per ogni figlio — ancora calcolata e distribuita in busta paga dal datore.
Chi ci guadagna e chi ci perde con il nuovo sistema
Ci guadagna chi aveva redditi bassi o non pagava IRPEF: con le vecchie detrazioni non ricevevano nulla perché non avevano IRPEF da scalare. Con l’Assegno Unico ricevono invece un contributo mensile reale.
Poteva perdere chi aveva redditi alti e IRPEF elevata: la vecchia detrazione era più vantaggiosa per chi aveva molte tasse da pagare. Il nuovo sistema è più redistributivo — dà di più a chi ha meno ISEE e di meno a chi ha redditi alti.
Attenzione all’ISEE: chi non presenta la DSU (la dichiarazione per calcolare l’ISEE) riceve l’Assegno Unico all’importo minimo — 54,10 euro al mese. Presentare l’ISEE può aumentare significativamente l’importo.
Fonti: D.Lgs. 230/2021 (Assegno Unico), art. 12 TUIR, Legge n. 199/2025. Aggiornato maggio 2026.