Accertamenti bancari sulle movimentazioni da marketplace: cosa puo fare l’Agenzia e come difendersi
Una delle armi piu temute dell’Agenzia delle Entrate sono gli accertamenti bancari: l’analisi dei movimenti sul conto corrente per ricostruire redditi non dichiarati. Per chi vende online la cosa e particolarmente delicata, perche ogni incasso da marketplace lascia una traccia. La Cassazione ha piu volte legittimato questi accertamenti — vediamo come funzionano e come ci si puo difendere.
Cosa sono gli accertamenti bancari
L’Agenzia delle Entrate ha il potere di accedere ai dati dei conti correnti dei contribuenti tramite l’Anagrafe dei rapporti finanziari. Quando rileva incongruenze tra i movimenti bancari e i redditi dichiarati, puo presumere che le somme non giustificate siano redditi non dichiarati.
Il meccanismo si basa su una presunzione legale: i versamenti sul conto che il contribuente non riesce a giustificare si considerano ricavi o compensi non dichiarati. L’onere di provare il contrario ricade sul contribuente — e questo e il punto che rende gli accertamenti bancari cosi temibili.
L’inversione dell’onere della prova
Normalmente e il Fisco a dover dimostrare l’evasione. Negli accertamenti bancari il meccanismo si rovescia: una volta che l’Agenzia rileva versamenti non coerenti con i redditi dichiarati, sei tu a dover dimostrare che quelle somme non sono reddito imponibile.
Esempi di giustificazioni valide: un prestito ricevuto da un familiare (documentabile), un rimborso, un disinvestimento, la vendita di un bene personale. Se non riesci a documentare l’origine non reddituale del versamento, viene considerato reddito tassabile.
Perche chi vende online e particolarmente esposto
Chi vende su marketplace incassa tramite bonifici, PayPal, sistemi di pagamento delle piattaforme. Ogni incasso e tracciato e finisce sul conto. Se questi incassi sono numerosi e regolari ma non c’e una dichiarazione di reddito d’impresa corrispondente, l’incongruenza salta all’occhio in un accertamento bancario.
La combinazione con la DAC7 e particolarmente insidiosa: l’Agenzia sa gia (dai dati delle piattaforme) quanto hai incassato online. Se quei dati non trovano riscontro nelle dichiarazioni, l’accertamento bancario diventa lo strumento naturale per ricostruire e tassare i redditi.
Come ci si difende
La difesa contro un accertamento bancario si gioca sulla capacita di documentare l’origine dei versamenti. Alcuni accorgimenti pratici:
Tenere tracciabilita e documentazione: conservare ricevute, contratti, documenti che giustifichino le entrate non reddituali (prestiti, rimborsi, vendite di beni propri).
Separare i conti: tenere distinti i flussi personali da quelli dell’attivita aiuta a dimostrare la natura di ogni movimento.
Regolarizzare prima dell’accertamento: se sai di aver svolto attivita abituale non dichiarata, il ravvedimento operoso spontaneo e quasi sempre piu conveniente che difendersi dopo in un accertamento bancario.
La prevenzione e l’unica vera difesa
La verita e che difendersi da un accertamento bancario a posteriori e difficile e costoso. La presunzione legale gioca a favore del Fisco e l’onere della prova e tuo. La strategia migliore e non arrivarci: dichiarare correttamente i redditi, aprire la Partita IVA quando l’attivita diventa abituale, e regolarizzare spontaneamente eventuali posizioni pendenti.
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Fonti: art. 32 DPR 600/1973 (accertamenti bancari); art. 51 DPR 633/1972; giurisprudenza Cassazione su presunzioni da movimenti bancari. Articolo informativo, non sostituisce la consulenza professionale. Aggiornato giugno 2026.