Buoni pasto e ticket restaurant 2026: le nuove soglie, chi deve riceverli e i 5 errori che costano di più

I buoni pasto sono il benefit più diffuso in Italia — il 54% delle aziende li eroga ai propri dipendenti. Con la Legge di Bilancio 2026 le regole sono cambiate, alzando la soglia di esenzione per i ticket elettronici. Questa guida spiega le nuove soglie, chi ha diritto ai buoni, cosa succede in smart working e i cinque errori che i datori fanno più spesso.


Le nuove soglie 2026: la novità principale

La Legge di Bilancio 2026 (art. 1, comma 14, Legge 30 dicembre 2025, n. 199) ha modificato l’art. 51, comma 2, lett. c) del TUIR sostituendo “euro 8” con “euro 10” per le prestazioni sostitutive del vitto rese in forma elettronica.

Le soglie di esenzione giornaliera dal 1° gennaio 2026:

Tipo di buonoSoglia esente 2025Soglia esente 2026
Buono pasto elettronico8,00 euro/giorno10,00 euro/giorno
Buono pasto cartaceo4,00 euro/giorno4,00 euro/giorno (invariato)

In valore annuo: considerando 220 giornate lavorative, il valore massimo esentasse arriva a 2.200 euro all’anno per ogni lavoratore con ticket elettronici da 10 euro (contro i 1.760 euro del limite precedente a 8 euro).

L’aumento non è un obbligo: la Legge di Bilancio 2026 ha modificato solo la soglia fiscale, non l’importo del buono. Se il tuo contratto o accordo aziendale prevede già buoni da 10 euro o più, l’esenzione si applica automaticamente. Se il valore del buono è ancora inferiore a 10 euro, l’aumento dipende da una decisione del datore di lavoro o da un accordo sindacale.


Come funziona la tassazione dell’eccedente

La novità 2026 ha reso il sistema più equo: nel caso in cui il datore di lavoro decida di erogare un buono dal valore nominale superiore a queste soglie, soltanto l’importo eccedente (e non l’intero valore) sarà assoggettato a tassazione e contribuzione.

Esempio pratico: Buono pasto elettronico da 12 euro al giorno.

  • Esente: 10,00 euro
  • Tassato come reddito: 2,00 euro × 220 giorni = 440 euro in busta paga aggiuntivi nell’anno

Regola fondamentale: i buoni pasto hanno una propria soglia di esenzione che non si cumula e non si confonde con quella generale dei fringe benefit (1.000/2.000 euro annui). Sono due “cassetti” separati — l’eccedente del buono pasto va a tassazione diretta, non si assorbe nella franchigia fringe benefit.


Chi ha diritto ai buoni pasto: le regole di omogenei

I buoni pasto non possono essere concessi ad personam — cioè a singoli lavoratori scelti arbitrariamente. Devono essere riconosciuti alla generalità dei lavoratori o a categorie omogenee di essi, individuate sulla base di criteri oggettivi.

Categorie omogenee ammesse:

  • Per sede lavorativa (chi lavora in sede A, non in sede B)
  • Per tipologia contrattuale (solo dipendenti, non collaboratori)
  • Per orario (chi fa l’orario completo, non i part-time sotto le 4 ore)
  • Per qualifica o livello

Non è ammessa la scelta individuale discrezionale — dare il ticket a Rossi e non a Bianchi che ha la stessa mansione, per ragioni personali.


Buoni pasto e smart working: non c’è un diritto automatico

Questa è la domanda più frequente dal 2022 in poi. Dal punto di vista giuridico, non esiste un diritto generalizzato e automatico a ricevere il ticket restaurant durante le giornate di lavoro in modalità agile.

La giurisprudenza di merito (Tribunale di Venezia dell’8 luglio 2020) ha chiarito che il buono pasto non costituisce un elemento della retribuzione in senso stretto, ma rappresenta piuttosto un beneficio di natura assistenziale legato alle concrete modalità organizzative dell’orario di lavoro. I buoni pasto non rientrano automaticamente nel principio di parità di trattamento economico e normativo che il datore deve garantire a chi lavora in smart working.

In pratica: se il CCNL o l’accordo aziendale non prevede espressamente i ticket anche in smart working, il datore non è obbligato a erogarli nelle giornate di lavoro agile. Ma molte aziende scelgono volontariamente di erogarli anche da remoto per ragioni di equità percepita e fidelizzazione.


Regole operative: cosa non si può fare con i buoni pasto

Vietato in assoluto:

  • Convertire i buoni pasto in denaro
  • Usarli per beni o servizi non alimentari
  • Cederli ad altre persone (sono nominativi)
  • Usarli per acquisti al di fuori degli esercizi convenzionati

Consentito:

  • Cumulare fino a 8 buoni per una singola transazione (ma non più di 8)
  • Usarli in supermercati e GDO convenzionati (non solo ristoranti)
  • Usarli per generi alimentari da consumare fuori pasto (supermercato)

I buoni maturano per giornate di effettiva prestazione: un dipendente in malattia, in ferie o in CIG non matura buoni pasto per quei giorni. Se il datore li eroga comunque, quella quota diventa reddito imponibile.


La deducibilità per il datore: integrale e senza limiti

Per il datore di lavoro, il costo dei buoni pasto è integralmente deducibile — non subisce il limite del 75% tipico delle spese di vitto e alloggio. È trattato come acquisizione di un servizio complesso, non come semplice spesa di ristorazione.

Il calcolo del vantaggio reale: Per un dipendente con aliquota marginale IRPEF al 35%:

  • Aumento di stipendio di 200 euro/mese → netto dipendente circa 120 euro → costo lordo azienda circa 256 euro (contributi inclusi)
  • Buoni pasto elettronici per 200 euro/mese (10 euro × 20 giorni) → netto dipendente 200 euro → costo azienda 200 euro (nessun contributo entro soglia)

Il buono pasto è il 36% più efficiente di un aumento di stipendio equivalente.


I 5 errori più frequenti nella gestione

Errore 1 — Dare i buoni anche nei giorni di assenza Ferie, malattia, permessi, CIG: i buoni maturano solo per le giornate di effettiva presenza. Eroga i buoni anche per i giorni di assenza significa renderli imponibili.

Errore 2 — Non aggiornare il valore dal 2026 Molte aziende usano ancora ticket elettronici da 8 euro — la soglia è salita a 10 euro. Passare a 10 euro significa dare 2 euro al giorno in più al dipendente senza costi fiscali aggiuntivi per nessuno dei due.

Errore 3 — Dare i cartacei invece degli elettronici La differenza di esenzione è enorme: 10 euro vs 4 euro. Un’azienda che usa ancora i cartacei lascia 6 euro al giorno di potenziale esenzione sul tavolo.

Errore 4 — Eroga i buoni a personale selezionato senza criteri oggettivi La selezione individuale discrezionale viola la regola delle categorie omogenee. Tutti i dipendenti della stessa categoria devono riceverli — o nessuno.

Errore 5 — Confondere la soglia buoni pasto con la soglia fringe benefit Sono due istituti separati con due soglie separate. Un dipendente può avere fino a 10 euro/giorno di buoni pasto esenti E fino a 1.000/2.000 euro di altri fringe benefit esenti nello stesso anno.


Domande frequenti

Posso passare dai cartacei agli elettronici senza accordo sindacale? Sì — è una decisione unilaterale del datore, migliorativa per il dipendente. Non richiede accordo sindacale. È sufficiente comunicare il cambiamento ai dipendenti e agli uffici paghe.

Se do buoni pasto da 12 euro, quanto viene tassato al dipendente? Solo i 2 euro eccedenti la soglia di 10 euro (per ticket elettronici). Su 220 giorni: 440 euro in più di reddito imponibile nell’anno — circa 154 euro di tasse aggiuntive per un dipendente al 35%.


Fonti: art. 51, c. 2, lett. c) TUIR, Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025, art. 1, c. 14), DM 7 giugno 2017 n. 122, Trib. Venezia 8 luglio 2020, Edenred Osservatorio Welfare 2025. Ultimo aggiornamento: maggio 2026.

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