Certificazione parità di genere 2026: come ottenerla, l’esonero contributivo fino a 50.000 euro e cosa valutano i certificatori
La certificazione della parità di genere non è solo un riconoscimento etico — è un vantaggio fiscale concreto. Le aziende che la ottengono accedono a un esonero contributivo fino a 50.000 euro annui. Nel 2026 il numero di aziende certificate è in forte crescita, ma molte non sanno ancora come funziona il percorso di certificazione.
Cos’è la certificazione di parità di genere
La certificazione di parità di genere è un riconoscimento rilasciato da organismi di certificazione accreditati da Accredia, attestante che un’azienda adotta pratiche virtuose in materia di parità tra uomini e donne nel lavoro.
La norma di riferimento: UNI/PdR 125:2022 — la prassi di riferimento italiana che definisce i requisiti per la certificazione. Pubblicata nel 2022, è la base su cui tutti i certificatori italiani lavorano.
L’esonero contributivo: quanto vale
Per i datori di lavoro che hanno ottenuto la certificazione della parità di genere nel corso del 2025, il 30 aprile costituisce anche il termine ultimo per presentare la domanda di riconoscimento dell’esonero dal versamento dell’1% dei contributi previdenziali a proprio carico, nel limite di un importo massimo di 50.000 euro annui.
Come funziona il calcolo: Il beneficio è pari all’1% dei contributi previdenziali datoriali, nel limite di 50.000 euro annui.
Per un’azienda con 100 dipendenti e un costo contributivo datoriale medio di 8.000 euro/anno per dipendente:
- Contributi totali: 800.000 euro/anno
- Esonero 1%: 8.000 euro
Per un’azienda con 500 dipendenti con stesso costo medio:
- Contributi totali: 4.000.000 euro/anno
- Esonero 1% (massimale 50.000 euro): 50.000 euro
I 6 ambiti valutati per la certificazione UNI/PdR 125:2022
La certificazione valuta l’azienda su 6 aree tematiche, con un sistema di indicatori KPI per ciascuna:
1. Cultura e strategia L’azienda ha un impegno formale e misurabile verso la parità? Esistono policy scritte, obiettivi ESG, governance dedicata?
2. Governance La leadership è equilibrata per genere? Esistono percorsi per aumentare la rappresentanza femminile nei ruoli decisionali?
3. Processi HR I processi di selezione, valutazione, promozione e formazione sono privi di bias di genere? Le job description usano linguaggio neutro?
4. Opportunità di crescita e inclusione delle donne in azienda Le donne accedono alle stesse opportunità di formazione e crescita degli uomini? Qual è il gap nei ruoli manageriali?
5. Equità remunerativa per genere Esiste un gender pay gap? Se sì, è giustificato da fattori oggettivi (seniority, performance) o è strutturale?
6. Tutela della genitorialità e conciliazione vita-lavoro Quali misure adotta l’azienda per supportare maternità, paternità, congedi parentali? Esistono policy di smart working, orari flessibili, asili nido aziendali?
Il processo di certificazione: le fasi pratiche
Fase 1 — Gap analysis iniziale (1-2 mesi) L’azienda valuta la propria situazione attuale rispetto ai KPI della UNI/PdR 125:2022. Molte aziende si avvalgono di un consulente specializzato per questa fase.
Fase 2 — Piano di miglioramento Se ci sono gap significativi (es. gender pay gap elevato, assenza di policy di congedo parentale), si definisce un piano di miglioramento con obiettivi misurabili.
Fase 3 — Audit da parte dell’organismo di certificazione Un ente accreditato Accredia effettua un audit documentale e on-site per verificare il rispetto dei requisiti. L’audit dura tipicamente 1-2 giorni.
Fase 4 — Rilascio della certificazione Se l’audit è positivo, viene rilasciata la certificazione. Ha validità 3 anni, con audit di sorveglianza annuali.
I costi orientativi:
- Aziende 50-200 dipendenti: 3.000-8.000 euro per la prima certificazione
- Aziende 200-500 dipendenti: 8.000-15.000 euro
- Consulenza di supporto: 5.000-15.000 euro aggiuntivi (facoltativa)
I vantaggi oltre all’esonero contributivo
Appalti pubblici: Le aziende certificate hanno un punteggio aggiuntivo nelle gare d’appalto pubbliche — il D.L. 77/2021 ha introdotto criteri premiali specifici per la parità di genere.
Reputazione e employer branding: La certificazione è un segnale forte verso candidati, clienti e investitori. Il tema ESG è sempre più rilevante nelle decisioni di acquisto B2B e nelle valutazioni degli investitori istituzionali.
Riduzione del rischio legale: La certificazione documenta pratiche non discriminatorie — in caso di contenzioso per discriminazione di genere, è una prova difensiva significativa.
Chi certifica: dove trovare gli enti accreditati
Gli organismi di certificazione accreditati da Accredia per la UNI/PdR 125:2022 sono elencati sul sito di Accredia (accredia.it → ricerca organismi → settore parità di genere). Tra i principali: Bureau Veritas, DNV, RINA, TÜV, SGS.
Domande frequenti
La certificazione è obbligatoria? No — è volontaria. Ma chi la ottiene accede all’esonero contributivo e ai punteggi aggiuntivi negli appalti pubblici.
Un’azienda con un gender pay gap significativo può essere certificata? Sì — se il gap è documentato, giustificato da fattori oggettivi e l’azienda ha un piano credibile per ridurlo nel triennio. La certificazione non richiede la perfezione — richiede un percorso serio verso la parità.
Fonti: Legge 162/2021, UNI/PdR 125:2022, Circolare INPS n. 137/2022, portale servizi.lavoro.gov.it, accredia.it. Ultimo aggiornamento: maggio 2026.