Dimissioni del dipendente 2026: cosa deve fare il datore (e cosa non deve fare)
Un dipendente vi comunica che si dimette. La notizia può essere inattesa o attesa — ma in entrambi i casi scatta una serie di adempimenti precisi, con scadenze da rispettare e importi da calcolare correttamente. Questa guida spiega tutto dal punto di vista del datore di lavoro.
La prima cosa da sapere: la procedura telematica è del dimissionario
Dal 2016, le dimissioni volontarie di un lavoratore dipendente devono essere presentate esclusivamente tramite il portale telematico del Ministero del Lavoro (cliclavoro.gov.it), o tramite un patronato o consulente del lavoro.
Il datore di lavoro non deve fare nulla in questa fase. Non deve ricevere lettere, non deve firmare nulla, non deve accettare le dimissioni — il lavoratore le presenta autonomamente e il sistema telematico le trasmette automaticamente al datore tramite PEC.
Cosa arriva al datore: una comunicazione automatica del MLPS con la data di inizio del preavviso e la data prevista di cessazione del rapporto.
L’unica eccezione: le lavoratrici madri durante la maternità (e fino al primo anno di vita del bambino) devono convalidare le dimissioni in presenza presso l’Ispettorato del Lavoro — questa è una tutela contro le “dimissioni in bianco” forzate.
Il preavviso: durata e opzioni
Dopo le dimissioni, il lavoratore ha l’obbligo di lavorare per il periodo di preavviso previsto dal CCNL. La durata varia per livello di inquadramento e anzianità aziendale.
Orientamenti generali:
| Inquadramento | Preavviso tipico |
|---|---|
| Operai e impiegati livello base | 15-30 giorni |
| Impiegati livello medio | 30-45 giorni |
| Quadri | 60-90 giorni |
| Dirigenti | 3-6 mesi |
Il datore ha due opzioni durante il preavviso:
Opzione 1 — Far lavorare il preavviso: Il dipendente continua a lavorare normalmente fino alla data di cessazione. Matura retribuzione, ferie, TFR come di consueto.
Opzione 2 — Esonerare dal preavviso: Il datore può decidere di far cessare il rapporto immediatamente, pagando al lavoratore l’indennità sostitutiva del preavviso — pari alla retribuzione che avrebbe percepito durante il preavviso. Conviene quando il lavoratore è già “con la testa altrove” e la sua presenza è più un costo che un valore.
Se è il lavoratore a non rispettare il preavviso: Ha diritto di andar via prima — ma il datore può trattenere dal saldo finale l’equivalente dei giorni di preavviso non lavorati (indennità sostitutiva a carico del lavoratore).
Il saldo finale: cosa liquidare e come calcolarlo
Alla cessazione del rapporto, il datore deve liquidare:
1. TFR maturato Tutto il TFR accantonato dall’inizio del rapporto (se trattenuto in azienda) o comunicazione al fondo pensione/Fondo di Tesoreria INPS per l’erogazione.
Come si calcola: somma di tutte le quote mensili accantonate + rivalutazioni annuali. Il gestionale paghe lo calcola automaticamente.
2. Ferie non godute I giorni di ferie maturati e non goduti alla data di cessazione devono essere liquidati in busta paga come indennità sostitutiva. Unico caso in cui la monetizzazione delle ferie è legittima.
Come si calcola: retribuzione giornaliera × giorni di ferie residue.
3. Tredicesima/quattordicesima ratei La quota maturata nell’anno in corso (da gennaio alla data di cessazione) deve essere liquidata proporzionalmente.
4. ROL e permessi residui I permessi per riduzione d’orario (ROL) non goduti vanno liquidati come le ferie.
5. Eventuale indennità sostitutiva del preavviso Solo se il datore ha esonerò il lavoratore dal preavviso.
I tempi di pagamento del saldo finale
I CCNL fissano termini precisi per il pagamento del saldo finale. In generale:
- Busta paga del mese di cessazione: deve includere tutti i ratei dell’anno in corso
- TFR: entro il mese successivo alla cessazione, o secondo i termini del CCNL
Il ritardo nel pagamento del TFR genera interessi legali e può essere fonte di contenzioso. Non rimandare.
Il modello CU e la comunicazione di cessazione
Comunicazione obbligatoria al Centro per l’Impiego: Entro 5 giorni dalla data di cessazione del rapporto, il datore deve inviare al Centro per l’Impiego la comunicazione di cessazione tramite il sistema informatico regionale (COB o sistema equivalente della propria regione).
CU (Certificazione Unica) di fine rapporto: Entro il 28 febbraio dell’anno successivo, il datore invia al lavoratore e all’Agenzia delle Entrate il CU che riporta tutte le retribuzioni erogate nell’anno, il TFR liquidato e le ritenute fiscali.
Modello UNIEMENS: l’ultimo mese di rapporto deve essere correttamente registrato nel flusso UNIEMENS con il codice di cessazione per dimissioni.
La NASpI: il lavoratore ne ha diritto?
Le dimissioni volontarie ordinarie non danno diritto alla NASpI — non c’è cessazione involontaria del rapporto.
Eccezioni in cui il dimissionario ha diritto alla NASpI:
- Dimissioni per giusta causa (comportamento grave del datore: mancato pagamento dello stipendio, mobbing documentato, modifica peggiorativa unilaterale delle condizioni)
- Dimissioni durante il periodo di tutela per maternità (entro il primo anno di vita del bambino) — in questo caso spettano le tutele come se fosse un licenziamento
- Risoluzione consensuale nell’ambito di una procedura di conciliazione davanti alla DTL
Cosa NON deve fare il datore
Non deve richiedere la restituzione di attrezzature con trattenute dalla busta paga senza una previsione contrattuale scritta e firmata.
Non deve “bloccare” il pagamento del TFR per ragioni di disputa — il TFR deve essere pagato nei termini indipendentemente da eventuali contestazioni reciproche.
Non deve revocare o ignorare le dimissioni — una volta presentate telematicamente, sono irrevocabili salvo consenso del datore entro 7 giorni.
Non deve impedire al lavoratore di lavorare il preavviso se il lavoratore lo desidera — l’esonero dal preavviso è un’opzione del datore, non un obbligo.
Domande frequenti
Il dipendente si è dimesso e vuole andarsene subito, senza rispettare il preavviso. Cosa faccio? Puoi accettare l’uscita anticipata senza trattenute (se hai necessità organizzative) oppure trattenere dal saldo finale l’indennità sostitutiva dei giorni di preavviso non lavorati. La scelta è del datore.
Il dipendente mi ha mandato un messaggio WhatsApp per dimettersi. Vale? No — le dimissioni devono essere presentate tramite il portale telematico MLPS. Un messaggio WhatsApp non costituisce dimissioni valide. Comunica al dipendente che deve seguire la procedura ufficiale.
Posso “non accettare” le dimissioni di un dipendente chiave? No — le dimissioni sono un diritto del lavoratore. Non possono essere rifiutate. Puoi cercare di trattenerlo con miglioramenti economici o di carriera, ma non puoi impedirle.
Fonti: D.Lgs. 151/2015 (art. 26, dimissioni telematiche), D.Lgs. 22/2015 (NASpI), art. 2118-2119 c.c. (preavviso), art. 2120 c.c. (TFR), D.Lgs. 66/2003 (ferie). Ultimo aggiornamento: maggio 2026.