Dropshipping in Italia 2026: Partita IVA, tasse e quale regime fiscale scegliere
Il dropshipping sembra il modello perfetto per iniziare: niente stock, niente magazzino, zero rischio. Ma dal punto di vista fiscale e un’attivita commerciale a tutti gli effetti, con obblighi precisi. Questa guida spiega cosa serve davvero per fare dropshipping in Italia nel 2026 senza incorrere in problemi con il fisco.
Cos’e il dropshipping e come funziona fiscalmente
Nel dropshipping vendi prodotti online senza averli fisicamente: il cliente acquista dal tuo negozio, tu trasmetti l’ordine al fornitore (spesso cinese o europeo) che spedisce direttamente al cliente. Il tuo guadagno e la differenza tra prezzo di vendita e prezzo di acquisto dal fornitore.
Fiscalmente sei un rivenditore — acquisti e rivendi beni. Non importa che non tocchi fisicamente la merce. Questo configura attivita commerciale e rende la Partita IVA obbligatoria fin dal primo momento in cui operi in modo strutturato.
Partita IVA obbligatoria: nessuna eccezione
A differenza di chi vende oggetti fatti a mano o servizi digitali (dove esiste una zona grigia dell’occasionale), nel dropshipping la Partita IVA e necessaria praticamente da subito. Le ragioni:
E attivita commerciale per definizione: il codice ATECO 47.91.10 (commercio al dettaglio via internet) si applica direttamente. Non esiste un regime di “dropshipping occasionale” riconosciuto fiscalmente.
Shopify, WooCommerce o marketplace richiedono Partita IVA: le principali piattaforme usate per il dropshipping richiedono dati fiscali e molte richiedono esplicitamente la Partita IVA per i venditori professionali.
DAC7 ti traccia comunque: se vendi su Amazon, eBay o altri marketplace sopra le soglie DAC7, i tuoi dati vengono trasmessi all’Agenzia delle Entrate. Operare senza Partita IVA con volumi significativi e un rischio concreto di accertamento.
Quale regime fiscale scegliere per il dropshipping
Il regime forfettario e possibile per il dropshipping, ma con un limite importante: il coefficiente di redditivita per il commercio al dettaglio via internet (ATECO 47.91.10) e del 40%. Significa che paghi le tasse solo sul 40% del fatturato — il restante 60% e considerato costi forfettari.
Questo ha senso se i tuoi margini reali sono vicini al 40% del fatturato. Se i margini sono molto piu bassi (tipico nel dropshipping con fornitori cinesi dove i margini sono spesso 15-25%), il forfettario potrebbe farti pagare piu tasse del dovuto sul reddito reale.
Esempio: fatturato 50.000 euro, costi reali 38.000 euro (margine 12.000 euro). Con il forfettario paghi le tasse su 50.000 x 40% = 20.000 euro — cioe su 8.000 euro in piu del tuo reddito reale. Con il regime ordinario pagheresti su 12.000 euro effettivi.
La soglia critica: se i tuoi costi reali superano il 60% del fatturato (margini sotto il 40%), il regime ordinario diventa piu conveniente del forfettario.
IVA nel dropshipping: le tre situazioni
Dropshipping con fornitore extra-UE (es. Cina via AliExpress): quando il prodotto arriva dalla Cina al cliente italiano, e tecnicamente un’importazione. L’IVA e la dogana spettano all’importatore — che nella spedizione diretta al cliente finale e il cliente stesso per importi sotto i 150 euro (regime IOSS). Per importi sopra i 150 euro la dogana si complica. In regime forfettario non addebiti IVA ai clienti italiani.
Dropshipping con fornitore UE: acquisti da un fornitore europeo (es. Printful in Lettonia, fornitore tedesco). Se sei in forfettario, ricevi fatture con IVA dal fornitore che non puoi detrarre — e un costo effettivo. Con il regime ordinario potresti detrarre l’IVA sugli acquisti.
Vendite verso clienti UE sopra 10.000 euro: se vendi a privati in altri paesi UE e superi i 10.000 euro annui di vendite cross-border, si applica il regime OSS e devi versare l’IVA del paese del cliente. Il forfettario ti esonera da questa complessita per le vendite in Italia, ma non necessariamente per le vendite estere — un aspetto da verificare con un commercialista se operi a livello europeo.
I costi fissi da mettere in conto
Oltre alle tasse, chi fa dropshipping in Italia deve contare su questi costi fissi:
Piattaforma e-commerce: Shopify da 29 euro/mese, WooCommerce gratuito ma con hosting da 5-20 euro/mese. Dominio: circa 15-20 euro/anno. Commercialista: 500-1.500 euro/anno per un forfettario. Software fatturazione: 0-150 euro/anno. Pubblicita (Meta/Google Ads): variabile, spesso il costo principale. Totale costi fissi senza ads: circa 700-2.000 euro/anno.
Come aprire la Partita IVA per il dropshipping
Codice ATECO da scegliere: 47.91.10 — Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto effettuato via internet. Coefficiente forfettario 40%.
Iscrizione INPS: alla Gestione Commercianti (non Gestione Separata). Attenzione: la Gestione Commercianti ha un minimale contributivo fisso di circa 4.427 euro annui anche se non guadagni nulla. E un costo da considerare prima di iniziare — se il business non parte, paghi comunque quel minimale per tutto l’anno di iscrizione.
Registro delle imprese: l’attivita commerciale richiede l’iscrizione alla Camera di Commercio (CCIAA) tramite apertura di posizione come imprenditore individuale. Costo annuo circa 100-200 euro di diritto camerale.
Usa il calcolatore confronto regimi fiscali per simulare il netto con il tuo fatturato previsto e i tuoi costi reali prima di aprire.
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Fonti: art. 1 co. 54-89 L. 190/2014, Regolamento UE OSS 2021/282, Direttiva UE 2021/514 (DAC7), Tabella ATECO 2022. Aggiornato giugno 2026.