Ferie 2026: le regole che i datori violano più spesso — e cosa rischia chi sbaglia

Le ferie sono uno degli argomenti in cui i datori di lavoro commettono più errori — spesso in buona fede. La monetizzazione “concordata” con il dipendente, il rinvio indefinito, la pianificazione unilaterale a ridosso delle vacanze: ognuno di questi comportamenti ha conseguenze precise, dalle sanzioni amministrative all’obbligo di risarcimento. Questa guida mette ordine.


Il quadro normativo: 4 settimane minime, sempre

Il periodo minimo di ferie non può essere inferiore a quattro settimane, da godere per almeno due settimane consecutive nell’anno di maturazione (su richiesta del lavoratore) e le restanti entro i 18 mesi successivi.

Le 4 settimane sono un minimo garantito dalla Costituzione (art. 36) e dal D.Lgs. 66/2003. Non possono essere ridotte da nessun accordo — né individuale né collettivo.

Molti CCNL prevedono ferie aggiuntive oltre le 4 settimane di legge. Queste ferie “contrattuali” hanno un regime parzialmente diverso — in particolare possono essere monetizzate (a differenza delle 4 settimane di base).


La scadenza del 30 giugno 2026: cosa devi fare adesso

Entro il 30 giugno 2026 devono risultare integralmente godute le ferie maturate nell’anno 2024.

Se hai dipendenti con ferie 2024 ancora non godute, hai poco tempo. Le ferie 2026 maturate nel corso di quest’anno devono invece essere godute per metà entro il 31 dicembre 2026, il resto entro il 30 giugno 2028.

Cosa fare adesso: Controlla il saldo ferie di ogni dipendente. Chi ha ancora ferie 2024 deve goderne entro il 30 giugno 2026. Se non lo fa, scatta l’obbligo contributivo anticipato.

Il contributo INPS sulle ferie scadute: Le ferie maturate e non fruite entro il diciottesimo mese successivo all’anno di maturazione devono essere assoggettate a contribuzione previdenziale e assistenziale, ancorché non liquidate al lavoratore. Le ferie residue al 30 giugno 2026, riferite alla maturazione 2024, devono confluire nella denuncia contributiva UniEmens relativa al periodo di paga di luglio 2026, con versamento dei relativi contributi entro la scadenza ordinaria del 16 del mese successivo.


Chi decide quando fare le ferie: il datore

Il datore di lavoro ha la facoltà di stabilire i periodi di fruizione, tenendo conto delle esigenze organizzative e degli interessi del dipendente. In pratica, il lavoratore ha diritto alle ferie, mentre il datore ha diritto di decidere quando.

Questo potere però non è assoluto. Non può spostare ferie già pianificate senza preavviso congruo, né può concentrare tutte le ferie in periodi di bassa attività aziendale ignorando le esigenze personali dei dipendenti. La giurisprudenza ha ripetutamente confermato che la facoltà del datore non si traduce in un potere assoluto.

Il preavviso congruo: non è fissato per legge, ma dipende dal CCNL applicato. La regola generale è almeno 2 settimane per le ferie singole, almeno un mese per le ferie collettive. Un preavviso di 3 giorni è quasi sempre insufficiente.


La monetizzazione: vietata in costanza di rapporto

Le ferie non godute genericamente non possono essere monetizzate. Le ferie sono un diritto, costituzionalmente garantito, del lavoratore al quale lo stesso non può rinunciare.

Questo vale anche se il dipendente lo chiede esplicitamente e firma una rinuncia. La rinuncia è nulla — il diritto è irrinunciabile.

Quando la monetizzazione è permessa:

Possono essere monetizzati i giorni di ferie eccedenti le 4 settimane, previsti dalla CCNL, se non goduti, o quelli non goduti da parte di lavoratori messi a riposo per un evento morboso che dà luogo ad inabilità al lavoro totale e permanente. In caso di dipendenti privati, sono monetizzabili anche i giorni di ferie non godute da parte del lavoratore con contratto a tempo determinato di durata inferiore a un anno.

E alla cessazione del rapporto: Le ferie maturate, di regola 26 giorni per ogni anno solare, devono essere godute entro l’anno e, comunque, non oltre 18 mesi dall’anno di maturazione. Il lavoratore che durante il rapporto di lavoro non ha goduto delle ferie maturate ha diritto a vedersi corrispondere l’indennità sostitutiva.


Le sanzioni per il datore che non garantisce le ferie

Il mancato godimento delle ferie entro i termini previsti espone il datore di lavoro a sanzioni amministrative che vanno da 120 a 720 euro per ciascun lavoratore coinvolto (art. 18-bis D.Lgs. 66/2003). In caso di ispezione, le violazioni relative a periodi precedenti possono accumularsi rapidamente.

Oltre alla sanzione amministrativa, il datore rischia il risarcimento del danno biologico al lavoratore per il mancato recupero psicofisico garantito dalle ferie.


Cosa succede se il dipendente si rifiuta di fare le ferie

La scelta del periodo spetta al datore di lavoro, che deve contemperare le esigenze aziendali con gli interessi del lavoratore, nel rispetto di buona fede e correttezza. Il lavoratore può proporre il periodo desiderato, ma non può assentarsi unilateralmente; un’assenza non autorizzata è considerata ingiustificata e può comportare sanzioni disciplinari, fino al licenziamento.

Se il dipendente si rifiuta di godere le ferie nelle date indicate dal datore (con preavviso congruo), il rifiuto ingiustificato può essere sanzionato disciplinarmente. Il datore che ha rispettato tutte le regole e intimato per iscritto le ferie non è responsabile per il mancato godimento.

Documenta sempre per iscritto la comunicazione delle date di ferie — email o lettera con data. In caso di contestazione, è la tua protezione principale.


Malattia durante le ferie: sospensione automatica

Se la malattia insorge durante il periodo feriale, le ferie si sospendono se lo stato morboso è incompatibile con la funzione di riposo e recupero. L’onere della prova grava sul datore di lavoro; in mancanza, la sospensione è automatica con la presentazione del certificato medico.

Il lavoratore che si ammala durante le ferie deve inviare il certificato medico al datore (e all’INPS via portale). Da quel momento le ferie si sospendono e si trasformano in malattia — con tutte le conseguenze sul conteggio del comporto e sulla retribuzione.


Domande frequenti

Posso obbligare il dipendente a fare le ferie in agosto anche se non vuole? Sì — la determinazione del periodo spetta al datore, bilanciando esigenze aziendali e interessi del lavoratore. Con un preavviso congruo e nel rispetto del CCNL, puoi pianificare le ferie collettive anche contro la preferenza del singolo.

Il dipendente ha 15 giorni di ferie 2024 non godute. Devo pagargli qualcosa entro il 30 giugno? No — non paghi lui. Ma dal luglio 2026 devi versare all’INPS i contributi su quei 15 giorni come se li avesse percepiti in busta paga, anche se non li ha ancora goduti. È un anticipo contributivo che si rettifica quando le ferie vengono effettivamente godute.


Fonti: art. 36 Cost., art. 2109 c.c., D.Lgs. 66/2003 (artt. 10 e 18-bis), Circolare INPS n. 15/2002, Consiglio di Stato sentenza n. 02956/2026. Ultimo aggiornamento: maggio 2026.

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