Forfettario 2026: quanto pago di tasse? Calcolo completo con esempi reali
Quante tasse paga davvero un forfettario nel 2026? La risposta che si sente spesso — “solo il 5% o il 15%” — è vera ma incompleta. L’imposta sostitutiva è solo una parte del carico fiscale totale. Ci sono i contributi INPS, che pesano tra il 15% e il 26% del reddito forfettario. C’è la rivalsa contributiva, che molti dimenticano. E c’è la differenza tra fatturato e reddito imponibile, determinata dal coefficiente di redditività ATECO — che cambia tutto.
Questa guida fa il calcolo completo, voce per voce, con esempi su fatturati concreti da 20.000 a 80.000 euro. Alla fine sai esattamente quanto ti rimane in tasca.
La struttura del carico fiscale forfettario
Il totale da pagare come forfettario si compone di tre voci distinte: l’imposta sostitutiva IRPEF, i contributi INPS previdenziali e — se applicabile — il contributo di 2 euro in marca da bollo su ogni fattura sopra i 77,47 euro (al posto dell’IVA). Non esistono addizionali regionali, non esiste IRAP, non esiste ritenuta d’acconto.
L’imposta sostitutiva vale il 5% per i primi 5 anni di attività (se si rispettano i requisiti startup) oppure il 15% a regime. Si applica non sul fatturato lordo ma sul reddito imponibile forfettario, che è il fatturato moltiplicato per il coefficiente di redditività del proprio codice ATECO.
I contributi INPS sono a parte e non sostituibili. Dipendono dalla cassa previdenziale di appartenenza: Gestione Separata al 26,07% per i professionisti senza cassa, oppure gestione Artigiani/Commercianti con contributo fisso minimo più percentuale sull’eccedenza.
Il coefficiente di redditività: la chiave del calcolo
Il coefficiente di redditività è la percentuale del fatturato su cui si paga l’imposta. Non è negoziabile — è assegnato automaticamente dal codice ATECO scelto all’apertura della partita IVA e non cambia in base ai costi reali.
I coefficienti più comuni nel 2026 sono:
78% per professionisti intellettuali, consulenti, sviluppatori software, formatori, grafici, copywriter, traduttori (codici ATECO 62.xx, 63.xx, 69.xx, 70.xx, 73.xx, 74.xx). Su 40.000 euro di fatturato, il reddito imponibile è 31.200 euro.
67% per artigiani, installatori, manutentori, riparatori (codici ATECO 43.xx, 45.xx, 95.xx). Su 40.000 euro di fatturato, il reddito imponibile è 26.800 euro.
54% per agenti di commercio, rappresentanti, intermediari (codici ATECO 46.xx). Su 40.000 euro di fatturato, il reddito imponibile è 21.600 euro.
40% per commercio al dettaglio di alimentari e bevande (codici ATECO 47.11, 47.25). Su 40.000 euro di fatturato, il reddito imponibile è 16.000 euro.
86% per intermediari finanziari e assicurativi (codici ATECO 66.xx). Su 40.000 euro di fatturato, il reddito imponibile è 34.400 euro.
Il coefficiente più alto (86%) penalizza chi ha costi reali elevati ma rientra in quei codici — il forfettario non li riconosce. Il coefficiente più basso (40% per alimentari) avvantaggia chi ha margini sottili, perché non paga tasse sui costi reali che già digerisce il mercato. Per calcolare il tuo netto esatto usa il calcolatore forfettario 2026.
Calcolo completo: professionista con fatturato 40.000 euro
Prendiamo il caso più comune: un consulente/freelance con codice ATECO 63.12.00 (portali web) o 74.90.99 (consulenza), coefficiente 78%, iscritto alla Gestione Separata INPS.
Fatturato: 40.000 euro Reddito imponibile (40.000 × 78%): 31.200 euro Deduzione contributi INPS anno precedente (26,07% × 31.200 = 8.134 euro, deducibili per l’anno successivo): al primo anno non si deduce nulla; dal secondo anno si deducono i contributi versati l’anno prima.
Per semplicità calcoliamo senza deduzione contributi (primo anno o anno zero):
Imposta sostitutiva al 15% su 31.200 euro: 4.680 euro Imposta sostitutiva al 5% su 31.200 euro: 1.560 euro (startup, primi 5 anni)
Contributi INPS Gestione Separata al 26,07% su 31.200 euro: 8.134 euro
Totale primo anno (startup 5%): 1.560 + 8.134 = 9.694 euro (24,2% del fatturato) Totale a regime (15%): 4.680 + 8.134 = 12.814 euro (32% del fatturato)
Netto primo anno: 40.000 − 9.694 = 30.306 euro Netto a regime: 40.000 − 12.814 = 27.186 euro
Questi importi non considerano i costi reali dell’attività (software, telefono, spese professionali, commercialista). Il forfettario non li deduce fiscalmente — ma li sostieni comunque. Su 40.000 euro di fatturato, se hai 5.000 euro di costi reali, il netto effettivo scende di conseguenza.
Calcolo completo: artigiano con fatturato 35.000 euro
Un idraulico o elettricista con codice ATECO 43.22.01, coefficiente 67%, iscritto alla gestione Artigiani INPS.
Fatturato: 35.000 euro Reddito imponibile (35.000 × 67%): 23.450 euro
Imposta sostitutiva al 15%: 23.450 × 15% = 3.518 euro Imposta sostitutiva al 5%: 23.450 × 5% = 1.173 euro
Contributi Artigiani (aliquota ordinaria, senza riduzioni): Il minimale INPS Artigiani 2026 è circa 4.427 euro. Sul reddito eccedente il minimale (circa 18.415 euro nel 2026), si paga il 24%: circa 23.450 − 18.415 = 5.035 euro × 24% = 1.208 euro. Totale contributi: circa 5.635 euro.
Totale a regime (15%): 3.518 + 5.635 = 9.153 euro (26,2% del fatturato) Totale startup (5%): 1.173 + 5.635 = 6.808 euro (19,5% del fatturato)
Netto a regime: 35.000 − 9.153 = 25.847 euro
Il confronto è chiaro: senza la riduzione del 35%, il carico contributivo dell’artigiano si avvicina di più a quello del professionista GS sui fatturati medi. Per approfondire vedi la guida forfettario 2026.
Quanto conta la deduzione dei contributi dell’anno precedente
Dal secondo anno in poi, i contributi INPS versati nell’anno precedente si deducono dal reddito imponibile prima di calcolare l’imposta sostitutiva. Questo abbassa la base imponibile e riduce l’imposta. Riprendendo il professionista con fatturato 40.000 euro:
Secondo anno: reddito imponibile 31.200 − 8.134 (contributi anno 1) = 23.066 euro Imposta sostitutiva al 15%: 23.066 × 15% = 3.460 euro (invece di 4.680) Risparmio: 1.220 euro/anno grazie alla deduzione.
Chi apre la P.IVA forfettaria spesso si spaventa della prima dichiarazione — che arriva nel maggio/giugno del secondo anno e copre tutto l’anno precedente. Bisogna avere la liquidità per pagare tasse e contributi in un’unica soluzione (o in due rate con piccola maggiorazione). Pianificare un fondo mensile accantonato è fondamentale. Una regola pratica: accantona ogni mese il 30% del fatturato incassato se sei a regime (15%), il 20% se sei in startup (5%). Rimarrà sempre qualcosa avanzato, mai a corto.
Confronto fatturati diversi: tabella riassuntiva (professionista GS, coefficiente 78%)
I numeri qui sotto mostrano due scenari: il primo anno (senza deduzione contributi) e gli anni successivi a regime (con deduzione dei contributi versati l’anno precedente). La differenza è reale e vale 1.200–2.400 euro di imposta in meno ogni anno dal secondo anno in poi.
Primo anno (senza deduzione contributi INPS):
Con fatturato di 20.000 euro: imponibile 15.600 — contributi GS: 4.067 — imposta 15% su 15.600: 2.340 — totale: 6.407 — netto: 13.593 (32% di carico)
Con fatturato di 30.000 euro: imponibile 23.400 — contributi GS: 6.103 — imposta 15% su 23.400: 3.510 — totale: 9.613 — netto: 20.387 (32% di carico)
Con fatturato di 40.000 euro: imponibile 31.200 — contributi GS: 8.134 — imposta 15% su 31.200: 4.680 — totale: 12.814 — netto: 27.186 (32% di carico)
Con fatturato di 60.000 euro: imponibile 46.800 — contributi GS: 12.200 — imposta 15% su 46.800: 7.020 — totale: 19.220 — netto: 40.780 (32% di carico)
Con fatturato di 80.000 euro: imponibile 62.400 — contributi GS: 16.267 — imposta 15% su 62.400: 9.360 — totale: 25.627 — netto: 54.373 (32% di carico)
Dal secondo anno in poi (con deduzione dei contributi dell’anno precedente — esempio fatturato stabile):
Con fatturato di 20.000 euro: imponibile netto contributi: 11.533 — imposta 15%: 1.730 — contributi: 4.067 — totale: 5.797 — netto: 14.203 (29% di carico)
Con fatturato di 30.000 euro: imponibile netto contributi: 17.297 — imposta 15%: 2.595 — contributi: 6.103 — totale: 8.698 — netto: 21.302 (29% di carico)
Con fatturato di 40.000 euro: imponibile netto contributi: 23.066 — imposta 15%: 3.460 — contributi: 8.134 — totale: 11.594 — netto: 28.406 (29% di carico)
Con fatturato di 60.000 euro: imponibile netto contributi: 34.600 — imposta 15%: 5.190 — contributi: 12.200 — totale: 17.390 — netto: 42.610 (29% di carico)
Con fatturato di 80.000 euro: imponibile netto contributi: 46.133 — imposta 15%: 6.920 — contributi: 16.267 — totale: 23.187 — netto: 56.813 (29% di carico)
Il carico totale a regime si stabilizza intorno al 29% del fatturato (non 32%) grazie alla deduzione dei contributi. Con l’aliquota startup al 5%, scende a circa 22-23%. Questi numeri includono solo tasse e contributi — non i costi operativi dell’attività.
Forfettario vs dipendente: quando conviene di più
Un professionista che fattura 40.000 euro come forfettario porta a casa circa 27.000-28.000 euro netti (a regime, senza costi operativi). Un dipendente con RAL 40.000 euro porta a casa circa 29.000-30.000 euro netti. La differenza sembra piccola, ma il dipendente ha TFR, ferie pagate, contributi datoriali per la pensione e tutele contrattuali. Il forfettario ha libertà, flessibilità e la possibilità di incrementare il reddito senza tetto.
Il confronto cambia drasticamente se il forfettario è anche dipendente: i due redditi non si sommano per il calcolo dell’IRPEF. Il dipendente paga l’IRPEF ordinaria sulla RAL, il forfettario paga solo il 5% o 15% sul reddito forfettario — separatamente. Questo rende il forfettario come secondo lavoro estremamente vantaggioso per chi ha una RAL sotto i 35.000 euro. Per il calcolo completo, usa il calcolatore netto stipendio 2026 in parallelo al calcolatore forfettario.
Quando il forfettario non conviene: i tre casi critici
Il forfettario non è sempre la scelta migliore. Ci sono tre situazioni in cui il regime ordinario può risultare più conveniente.
Il primo caso è quando hai costi reali molto alti. Se fatturi 40.000 euro ma hai 20.000 euro di costi (attrezzature, affitto, collaboratori, software professionale), nel regime ordinario pagheresti le tasse solo sui 20.000 euro di utile reale. Nel forfettario le paghi su 31.200 euro (78% di 40.000) anche se il tuo margine reale è 20.000 euro.
Il secondo caso è quando hai molte spese detraibili personali. Con il forfettario perdi tutte le detrazioni IRPEF — ristrutturazione, spese mediche, mutuo, affitto, figli a carico. Se queste detrazioni valgono 3.000-5.000 euro di risparmio fiscale annuo, l’ordinario potrebbe compensare la differenza di aliquota.
Il terzo caso è quando sei prossimo a uscire dal forfettario. Se fatturi 80.000 euro e stai crescendo, ogni euro sopra 85.000 ti fa uscire dal regime con effetto dall’anno successivo — e improvvisamente devi gestire IVA, contabilità ordinaria e aliquote IRPEF molto più alte. Pianificare l’uscita è essenziale. Leggi la guida completa al forfettario e usa la FAQ forfettario per verificare la tua situazione.
Dipende dal codice ATECO. Un professionista (coefficiente 78%) con 30.000 euro di fatturato ha un imponibile di 23.400 euro. A regime (15%) paga 3.510 euro di imposta sostitutiva + circa 6.103 euro di contributi INPS Gestione Separata = circa 9.613 euro totali. Il netto è circa 20.387 euro, pari al 68% del fatturato. Con l’aliquota startup al 5%, l’imposta scende a 1.170 euro e il totale a circa 7.273 euro. Calcola il tuo caso con il calcolatore forfettario.
Il 5% dura 5 anni solari a condizione che: non hai esercitato attività d’impresa o lavoro autonomo nei 3 anni precedenti (anche in forma di società); l’attività non è una mera prosecuzione di lavoro dipendente svolto in precedenza nello stesso settore (il praticantato obbligatorio non conta); se rilevi un’attività già esistente, i suoi ricavi precedenti non superavano 85.000 euro. Se una di queste condizioni non è rispettata, si parte direttamente al 15%.
Dipende dalla cassa. Con la Gestione Separata (professionisti): no, paghi solo sulla percentuale del reddito effettivo — se guadagni zero, paghi zero. Con la gestione Artigiani/Commercianti: sì, c’è un contributo fisso minimo di circa 4.427 euro/anno anche a reddito zero. Questo rende la Gestione Separata più sicura per chi sta avviando l’attività con fatturato incerto.
Il saldo dell’anno precedente si versa con la dichiarazione dei redditi: entro il 30 giugno (o 30 luglio con maggiorazione dello 0,4%). Contemporaneamente si versa il primo acconto dell’anno in corso (40% del totale dell’anno precedente). Il secondo acconto (60%) va versato entro il 30 novembre. I contributi INPS Gestione Separata si versano con le stesse scadenze. Per gli Artigiani, i contributi fissi minimi hanno scadenze trimestrali (maggio, agosto, novembre, febbraio).
Come regola pratica: accantona il 30% di ogni incasso se sei a regime (15%), il 20% se sei in startup (5%). Questo fondo copre imposta sostitutiva, contributi INPS e il primo acconto dell’anno successivo. Se usi la Gestione Separata, il 30% è quasi sempre sufficiente. Se sei Artigiano/Commerciante con contributi fissi, calcola separatamente il fisso trimestrale e aggiungilo al fondo. Meglio avanzare qualcosa che trovarsi scoperti a giugno.