Maternità e paternità 2026: obblighi del datore, chi paga cosa e le tutele che non puoi ignorare

Una dipendente è incinta. Per il datore di lavoro — soprattutto se è una PMI — scatta immediatamente una serie di domande: quanto costerà? Chi paga la sua assenza? Posso spostarla di mansione? Quando posso licenziarla (mai, per un lungo periodo)? Questa guida risponde a tutto.


Congedo di maternità: chi paga cosa

Questa è la prima domanda che ogni datore si pone — e la risposta è più favorevole di quanto molti pensino.

Durante il congedo di maternità obbligatorio (generalmente 5 mesi: 2 prima del parto + 3 dopo, o 1 mese prima + 4 dopo se la lavoratrice sceglie la flessibilità), l’INPS paga direttamente o tramite il datore il congedo.

Il meccanismo:

Opzione 1 — Pagamento a carico INPS diretto (dipendenti privati): Per la maggior parte delle lavoratrici dipendenti del settore privato, l’INPS eroga direttamente l’indennità di maternità — pari all’80% della retribuzione media globale giornaliera. Il datore non paga nulla durante il congedo.

Opzione 2 — Anticipazione da parte del datore (in alcuni CCNL): Alcuni contratti collettivi prevedono che il datore integri l’indennità INPS fino al 100% della retribuzione. In questo caso il datore paga il 20% di integrazione e recupera l’80% INPS tramite conguaglio contributivo mensile.

Contributi previdenziali durante il congedo: I periodi di congedo di maternità sono coperti da contribuzione figurativa — INPS accredita i contributi come se la lavoratrice stesse lavorando normalmente. Non è un costo aggiuntivo per il datore.


Congedo di paternità obbligatorio 2026: 10 giorni

Dal 2022 il congedo di paternità obbligatorio è strutturale. Nel 2026 è confermato a 10 giorni lavorativi — da usare entro i 5 mesi dalla nascita del figlio (o dall’ingresso in famiglia in caso di adozione).

Chi paga: l’INPS paga il 100% della retribuzione media giornaliera per i 10 giorni. Il datore non sostiene nessun costo aggiuntivo.

Obblighi del datore:

  • Concedere i giorni senza poter rifiutare
  • Anticipare l’indennità (se richiesto dal dipendente) e recuperarla dall’INPS tramite conguaglio
  • Non computare i giorni nel comporto

Giorni facoltativi di paternità: il padre può anche prendere 1 giorno aggiuntivo facoltativo (in sostituzione della madre che rinuncia a un giorno del proprio congedo di maternità).


Congedo parentale: quanto dura e chi paga

Dopo il congedo obbligatorio di maternità (5 mesi), i genitori possono usufruire del congedo parentale facoltativo — fino al 12° anno di vita del bambino.

Durata massima:

  • Madre: 6 mesi
  • Padre: 6 mesi
  • Totale: 11 mesi complessivi tra i due genitori (non cumulabili nello stesso periodo)

Quanto riceve il lavoratore in congedo parentale:

  • Primi 3 mesi: 80% della retribuzione (novità dal 2024, confermata nel 2026)
  • Successivi mesi: 30% della retribuzione
  • Oltre il 9° mese: nulla (non retribuito)

Chi paga: sempre l’INPS, con recupero tramite conguaglio del datore.


Le tutele contro il licenziamento: quando non puoi licenziare

Questa è la parte più critica per i datori. Il divieto di licenziamento durante la maternità è assoluto e si applica in periodi ben precisi.

Il divieto scatta:

  • Dal momento in cui il datore è informato della gravidanza (non necessariamente dall’inizio)
  • Fino al primo anno di vita del bambino

Il divieto si applica anche durante:

  • Il congedo parentale
  • Le assenze per malattia del bambino (entro certi limiti)
  • Il periodo di prova (una lavoratrice incinta in prova non può essere licenziata)

Eccezioni al divieto:

  • Colpa grave della lavoratrice (giusta causa non connessa alla gravidanza)
  • Cessazione dell’attività dell’azienda
  • Fine del contratto a termine (se il termine era precedente alla gravidanza)

Sanzioni per violazione del divieto: il licenziamento è nullo — reintegra obbligatoria + risarcimento integrale di tutte le retribuzioni perse. Vale per tutti i dipendenti, indipendentemente dalla data di assunzione e dal regime Jobs Act.


Il cambio di mansioni durante la gravidanza

Se la mansione della lavoratrice presenta rischi per la gravidanza (lavori pesanti, esposizione a sostanze chimiche, turni notturni, videoterminali per molte ore), il datore ha l’obbligo di spostarla a mansioni compatibili.

La procedura:

  1. La lavoratrice comunica la gravidanza con certificato medico
  2. Il datore valuta i rischi della mansione attuale
  3. Se ci sono rischi: sposta la lavoratrice a mansioni equivalenti o inferiori (con mantenimento della retribuzione) oppure richiede all’INPS l’astensione anticipata

Se non ci sono mansioni compatibili disponibili: il datore richiede all’INPS l’astensione anticipata obbligatoria — la lavoratrice va in congedo di maternità anticipato, pagato dall’INPS, senza alcun costo aggiuntivo per l’azienda.


Il diritto al rientro: cosa deve garantire il datore

Quando la lavoratrice torna dal congedo di maternità, ha diritto a:

  • Rientrare nella stessa posizione lavorativa (stessa mansione, stesso livello, stesso ufficio)
  • Beneficiare di eventuali aumenti maturati durante l’assenza
  • Rimanere nello stesso luogo di lavoro (non può essere trasferita per 1 anno dalla nascita senza consenso)

I permessi per allattamento

Nei primi 12 mesi di vita del bambino, la lavoratrice ha diritto a 2 ore di riposo giornaliero per allattamento (1 ora se l’orario è inferiore alle 6 ore). Questi permessi sono retribuiti al 100% — pagati dall’INPS e recuperati dal datore.

Il padre può usufruirne in alternativa alla madre, in determinati casi (madre lavoratrice autonoma, madre non lavoratrice, madre che ha rinunciato).


Come gestire la sostituzione durante la maternità

Il datore può assumere un sostituto con contratto a tempo determinato per tutta la durata del congedo di maternità (e congedo parentale, se usufruito). Questo contratto gode di un incentivo contributivo del 50% per tutta la durata della sostituzione.

Limite: il contratto del sostituto deve cessare al rientro della lavoratrice — non può essere prorogato oltre il rientro effettivo.


Domande frequenti

La dipendente è in prova e ha comunicato di essere incinta. Posso recedere dalla prova? No — il divieto di licenziamento si applica anche durante il periodo di prova. Dal momento della comunicazione della gravidanza, il recesso in prova non è possibile fino al compimento del primo anno di vita del bambino.

Il padre dipendente mi ha chiesto 10 giorni di congedo. Posso negarli? No — il congedo di paternità obbligatorio è un diritto inderogabile. Non puoi rifiutarlo, né rimandarlo indefinitamente. Il padre deve averlo entro 5 mesi dalla nascita.

Una dipendente con contratto a termine è incinta. Il contratto scade durante la gravidanza: si rinnova automaticamente? No — il contratto a termine scade naturalmente alla data prevista. Il divieto di licenziamento non obbliga a rinnovare un contratto in scadenza. Tuttavia, se il contratto viene non rinnovato a causa della gravidanza (e puoi dimostrarlo), scatta il comportamento discriminatorio.

Devo pagare qualcosa in più come datore per la maternità? In linea generale no — l’INPS copre l’80% dell’indennità, e i contributi previdenziali sono figurativi (non a tuo carico). Se il tuo CCNL prevede l’integrazione al 100%, paghi il 20% aggiuntivo. Il congedo di paternità è al 100% INPS.


Fonti: D.Lgs. 151/2001 (Testo Unico Maternità), Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025), Circolare INPS n. 7/2026, D.Lgs. 105/2022 (congedo di paternità strutturale). Ultimo aggiornamento: maggio 2026.

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