Certificazione parità di genere: lo sgravio dell’1% sui contributi, i punteggi premiali negli appalti e come azzerare il costo della certificazione
La certificazione della parità di genere non è solo un documento da mostrare agli stakeholder — è uno sgravio contributivo concreto e un moltiplicatore di punteggio nei bandi pubblici. Nel 2026 le aziende certificate risparmiano fino all’1% dei contributi previdenziali a carico del datore, ottengono punteggi premiali automatici nelle gare d’appalto pubbliche, e possono accedere a finanziamenti agevolati specifici. Questa guida spiega come funziona la certificazione, cosa costa ottenerla, e come azzerare quel costo con le agevolazioni disponibili.
Cos’è la certificazione di parità di genere
La certificazione della parità di genere (L. 162/2021) è una certificazione volontaria rilasciata da organismi di certificazione accreditati da Accredia, che attesta che l’azienda ha adottato politiche di equità di genere secondo la norma UNI/PdR 125:2022. Non è la valutazione ESG — è uno standard tecnico specifico con 33 KPI misurabili su 6 aree: cultura e strategia, governance, processi HR, opportunità di crescita, equità remunerativa, tutela della genitorialità.
La norma UNI/PdR 125:2022 è il documento di riferimento — definisce i requisiti minimi per ciascun KPI e le soglie di punteggio per ottenere la certificazione (punteggio minimo 60 su 100, con soglie minime per ciascuna area). La certificazione ha durata triennale con sorveglianza annuale.
Lo sgravio contributivo dell’1%: come funziona
L’art. 5 della L. 162/2021 prevede che le aziende con certificazione di parità di genere in corso di validità ottengano uno sgravio dei contributi previdenziali a carico del datore pari all’1% dei contributi IVS dovuti, fino a un massimo di 50.000 euro annui.
Per un’azienda con 50 dipendenti e retribuzione media di 30.000 euro: contributi IVS datoriali = circa 32% × 1.500.000 euro di monte retributivo = 480.000 euro annui. Sgravio 1% = 4.800 euro annui. Non è uno sgravio enorme in valore assoluto — ma è perpetuo (rinnovabile ogni triennio con nuova certificazione) e si cumula con gli altri esoneri attivi.
Per le aziende più grandi: 500 dipendenti, retribuzione media 35.000 euro. Monte retributivo = 17.500.000 euro. Contributi IVS datoriali = circa 5.600.000 euro. Sgravio 1% = 56.000 euro — ma il tetto è 50.000. Per le grandi aziende si arriva rapidamente al massimale.
I punteggi premiali negli appalti pubblici
Il D.Lgs. 36/2023 (nuovo Codice degli Appalti) prevede che le stazioni appaltanti attribuiscano un punteggio premiale specifico alle imprese con certificazione di parità di genere. La norma non fissa il punteggio — lo lascia alla discrezionalità del bando — ma molte stazioni appaltanti stanno usando questa leva attivamente.
Per le aziende che partecipano a gare d’appalto pubbliche, la certificazione può essere l’elemento differenziante che porta all’aggiudicazione. In un mercato di appalti dove le offerte tecniche ed economiche sono spesso molto vicine, un punteggio premiale anche piccolo (2-5 punti su 100) può capovolgere il risultato.
Il PNRR ha introdotto obblighi specifici: per gli appalti finanziati con fondi PNRR sopra determinate soglie, la stazione appaltante deve inserire clausole premiali per la parità di genere. Le aziende senza certificazione partono già svantaggiate su questo segmento di mercato.
Il costo della certificazione e come azzerarlo
Il costo della certificazione di parità di genere varia in base alla dimensione aziendale e all’organismo di certificazione scelto. Stime di mercato 2026: per PMI fino a 50 dipendenti, il processo completo (gap analysis, implementazione dei KPI, audit di certificazione) costa tipicamente tra 8.000 e 20.000 euro. Per aziende più grandi, si sale.
Come azzerare il costo: esistono due leve. La prima è il credito d’imposta per la formazione 4.0, che può coprire parte dei costi di formazione interna legati all’implementazione dei KPI (formazione su tematiche D&I, leadership inclusiva) se le materie rientrano nelle categorie agevolate. La seconda — più rilevante — sono i fondi PNRR e regionali specifici per la parità di genere nelle imprese: alcune Regioni hanno attivato bandi a fondo perduto per la certificazione UNI/PdR 125 con contributi fino all’80% del costo certificazione per le PMI. Verificare i bandi attivi nella propria regione prima di avviare il processo.
Il processo di certificazione: le tappe reali
Il percorso dalla decisione alla certificazione richiede in media 6-12 mesi per una PMI, a seconda del punto di partenza sui KPI. Le fasi principali.
Gap analysis: analisi della situazione attuale rispetto ai 33 KPI della norma. Identifica i gap da colmare prima della certificazione. È il documento che permette di capire la fattibilità e di stimare il costo del percorso. Molti organismi di certificazione offrono la gap analysis a costo ridotto o gratuita per le PMI interessate.
Piano di implementazione: sulla base dei gap, si definisce il piano di azioni concrete per raggiungere il punteggio minimo di 60/100. Le aree tipicamente più critiche per le PMI sono l’equità remunerativa (richiede analisi dei gap salariali di genere) e le opportunità di crescita (richiede dati su promozioni e carriera per genere).
Audit di certificazione: un auditor dell’organismo accreditato verifica il rispetto dei KPI attraverso interviste, analisi documentale e visite in azienda. L’audit dura tipicamente 1-2 giorni per una PMI fino a 100 dipendenti.
Sorveglianza annuale: ogni anno (tra la prima e la terza certificazione) viene effettuato un audit di sorveglianza che verifica il mantenimento dei requisiti. Al terzo anno si rinnova la certificazione completa.
Come richiedere lo sgravio contributivo
Una volta ottenuta la certificazione, lo sgravio si richiede all’INPS tramite il Portale delle Agevolazioni, allegando il certificato in corso di validità rilasciato dall’organismo accreditato Accredia. Lo sgravio viene applicato mensilmente sulle denunce contributive (UniEmens) dalla competenza del mese successivo alla richiesta. Non è retroattivo — richiederlo il prima possibile dopo l’ottenimento della certificazione massimizza il beneficio.
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Fonti: L. 162/2021 (certificazione parità di genere e sgravio contributivo 1%); UNI/PdR 125:2022 (standard tecnico, KPI e soglie); D.Lgs. 36/2023 art. 108 (punteggi premiali appalti pubblici); D.L. 77/2021 (PNRR, clausole parità di genere); Accredia, elenco organismi di certificazione accreditati. Aggiornato giugno 2026.