Acconti IRPEF/IRES: il calcolo previsionale da fare entro settembre — quando conviene, come si costruisce, quanto costa sbagliare
Ogni anno, il 30 novembre, milioni di imprenditori e professionisti italiani versano l’acconto IRPEF/IRES calcolato con il metodo storico — cioè pagano una percentuale dell’imposta dell’anno precedente senza chiedersi se ha ancora senso. Per molti di loro, in un anno che sta andando peggio del precedente, questo significa versare decine di migliaia di euro in più del necessario, aspettare il rimborso nella dichiarazione dell’anno successivo, e nel frattempo finanziarsi a costo di debito per coprire un esborso che non era obbligatorio.
Il metodo previsionale esiste precisamente per evitare questo. Non è un’opzione rischiosa, non è un’operazione grigia: è un diritto previsto dalla legge, usato correttamente da chi gestisce la propria fiscalità in modo proattivo. Questa guida spiega come calcolarlo, quando conviene, come tutelarsi dal rischio di stima e qual è il momento giusto per farlo.
Come funzionano gli acconti: la struttura base
Gli acconti IRPEF e IRES sono versamenti anticipati dell’imposta dell’anno in corso, effettuati durante l’anno stesso prima che la dichiarazione venga presentata. Si dividono in due rate: la prima, di norma il 30 giugno (o il 30 luglio con maggiorazione), pari al 40% dell’acconto totale annuale; la seconda, il 30 novembre, pari al restante 60%.
L’acconto totale annuale è pari al 100% dell’imposta dell’anno precedente per i soggetti IRES (società di capitali) e al 100% per i soggetti IRPEF con imposta superiore a 51,65 euro. Questo è il metodo storico: si prende l’imposta del 2025 e si versano il 40% a giugno e il 60% a novembre come acconto sul 2026.
Il metodo previsionale alternativo: invece di basarsi sull’anno precedente, si stima l’imposta che si dovrà pagare per l’anno in corso (2026) e si versano le stesse percentuali (40% a giugno, 60% a novembre) calcolate sulla stima. L’unico vincolo: la stima non può essere inferiore al 90% dell’imposta che risulterà effettivamente dovuta a consuntivo. Se lo è, scatta la penale.
Quando il previsionale conviene — e di quanto
Il previsionale conviene quando l’imposta 2026 stimata è inferiore all’imposta 2025. La convenienza aumenta al crescere della differenza tra i due valori. Vediamo i tre scenari più comuni.
Scenario A — Anno 2026 significativamente peggiore del 2025
Un professionista con imposta 2025 di 80.000 euro stima per il 2026 un’imposta di 55.000 euro (reddito calato per perdita di clienti o riduzione attività). Acconto con metodo storico: 80.000 × 100% = 80.000 euro totali (32.000 a giugno + 48.000 a novembre). Acconto con metodo previsionale: 55.000 × 100% = 55.000 euro totali (22.000 a giugno + 33.000 a novembre). Risparmio immediato: 25.000 euro, di cui 15.000 solo a novembre. Se la stima regge, a consuntivo si pagherà il saldo (55.000 – 55.000 = zero saldo, o pochi euro). Se invece l’imposta finale risulta 57.000, si è sotto del 90% (90% di 57.000 = 51.300, la stima da 55.000 è sopra) — nessuna penale.
Scenario B — Anno 2026 leggermente peggiore del 2025
Imposta 2025: 80.000 euro. Imposta 2026 stimata: 73.000 euro. Con storico si paga 80.000. Con previsionale si paga 73.000. Risparmio: 7.000 euro. In questo scenario il risparmio è reale ma contenuto, e il rischio di stima è più alto perché la differenza è piccola — una variazione del 5-10% sui ricavi di fine anno può cambiare completamente il quadro. Qui conviene aggiungere un margine di sicurezza e calcolare il previsionale su 75.000-76.000 euro invece di 73.000.
Scenario C — Anno 2026 migliore del 2025
Imposta 2025: 80.000 euro. Imposta 2026 stimata: 100.000 euro. Con storico si paga 80.000 di acconto (inferiore all’imposta effettiva — a consuntivo si paga la differenza di 20.000 come saldo). Con previsionale si dovrebbe pagare 100.000 di acconto. In questo scenario il metodo storico è automaticamente più favorevole — si paga meno adesso e si salda il residuo a giugno dell’anno successivo. Non usare il previsionale qui.
Come si costruisce la stima: i dati che servono
La stima del reddito annuale per il previsionale non è un’operazione da fare “a occhio” — richiede dati reali. Fatta a settembre con i dati dei primi 9 mesi, è affidabile. Fatta a ottobre è ancora accettabile. Fatta a novembre con pochi giorni alla scadenza è troppo tardi per avere una stima seria.
Per le imprese (IRES/IRPEF imprese): ricavi e costi dei primi 9 mesi reali dal bilancio gestionale, proiezione del Q4 basata su ordini in portafoglio e stagionalità storica, eventuali operazioni straordinarie attese (vendite di beni, dismissioni, ristrutturazioni di debito), stima degli ammortamenti del periodo e dei costi non ancora registrati (ratei, accantonamenti prevedibili).
Per i professionisti (IRPEF lavoro autonomo): compensi incassati nei primi 9 mesi (principio di cassa), compensi attesi nel Q4 su base contrattuale o previsionale, costi deducibili già sostenuti e quelli attesi entro fine anno, contributi previdenziali versati (che riducono il reddito imponibile).
Il margine di sicurezza: non calcolare il previsionale esattamente al 90% del reddito stimato. Le stime sono stime — possono sbagliare per difetto. Calcola il previsionale al 92-95% del reddito stimato: versi leggermente più del minimo obbligatorio, ma hai un cuscinetto che protegge dalla penale anche se la stima si rivela leggermente ottimistica.
Il rischio della penale: quanto costa sbagliare
Se a consuntivo l’imposta effettiva risulta superiore alla stima usata per il previsionale, e la differenza supera il 10% (cioè il versato è inferiore al 90% dell’imposta effettiva), scatta la penale. La penale è calcolata sull’importo insufficiente versato: sanzione del 20% ridotta a varie aliquote con il ravvedimento operoso (1,5% se si ravvede entro 30 giorni dalla scadenza originale, 3,75% se entro un anno).
Esempio numerico: imposta effettiva 2026 risulta 60.000 euro. 90% di 60.000 = 54.000 euro. Hai versato come previsionale 52.000 euro. Insufficienza: 2.000 euro. Penale base 20%: 400 euro. Con ravvedimento entro 30 giorni: 1,5% × 2.000 = 30 euro. Il costo di uno sbaglio contenuto è molto basso se si ravvede rapidamente — il che riduce significativamente il rischio reale del previsionale.
Il rischio reale non è la penale in sé, che è contenuta — è non accorgersi dello sbaglio in tempo per ravvedersi. Per questo la stima va documentata e conservata: se in seguito l’imposta risulta più alta, puoi dimostrare che hai agito in buona fede con una stima ragionata e sei in grado di calcolare immediatamente l’insufficienza.
Casi particolari che cambiano il calcolo
Il concordato preventivo biennale e gli acconti
Per chi ha aderito al CPB, il reddito concordato è la base di riferimento per gli acconti — non il reddito effettivo dell’anno in corso. Questo semplifica il calcolo (la base è nota fin dall’adesione) ma toglie la flessibilità del previsionale basato sul reddito reale. Chi ha aderito al CPB con un reddito concordato inferiore al reddito effettivo 2025 pagherà acconti più bassi — ma non perché ha usato il previsionale, bensì per effetto del concordato stesso.
Nuove attività e primo anno
Chi ha aperto l’attività nel 2025 e non ha un’imposta 2024 di riferimento per il metodo storico, usa obbligatoriamente il previsionale per gli acconti 2025 — con stima basata sull’andamento dei mesi di attività effettiva. Per il secondo anno (acconti 2026 su imposta 2025), si torna alla scelta tra storico e previsionale.
L’anno di perdita
Se stimi una perdita per il 2026 — reddito imponibile negativo — l’imposta stimata è zero. Il previsionale sarebbe zero. Ma attenzione: se la perdita non si materializza e l’imposta risulta positiva, la penale scatta sull’intero importo non versato. Un’imposta di 30.000 euro su cui hai versato zero di acconto produce una penale significativa. In caso di perdita attesa, consultati con il commercialista prima di versare zero — a volte un acconto simbolico è più prudente della certezza matematica di una stima pessimistica.
Il calendario operativo
Settembre: costruisci la stima del reddito 2026 con i dati reali dei 9 mesi. Calcola l’imposta stimata. Confronta con l’imposta 2025. Decidi se il previsionale conviene e di quanto. Se conviene, applica il margine di sicurezza del 5%.
Ottobre: affina la stima con i dati di ottobre. Se ci sono operazioni significative attese nel Q4 (chiusura di contratti, incasso di compensi importanti, acquisti rilevanti), valuta l’impatto sulla stima. Conferma o aggiusta la decisione.
Inizio novembre: calcola l’importo definitivo dell’acconto previsionale. Prepara la compensazione con i crediti disponibili. Verifica che l’F24 sia corretto prima di presentarlo.
30 novembre: versamento. Conserva la documentazione della stima che ha motivato il previsionale.
Anno successivo — a consuntivo: quando si calcola l’imposta definitiva del 2026, verifica se il previsionale era sufficiente. Se c’è un’insufficienza superiore al 10%, ravvéditi immediatamente — il costo è minimo se lo fai entro 30 giorni dalla scadenza di novembre.
Leggi anche nel cluster: Le 7 leve fiscali prima di andare in banca — ACE e mini-IRES: le decisioni da prendere entro settembre — Q3: la finestra d’oro per gli acconti di novembre — Il calendario fiscale preventivo per PMI.
Fonti: DPR 917/1986 art. 110 (acconti IRPEF/IRES, metodo storico e previsionale); D.Lgs. 241/1997 art. 17 (compensazione F24); D.Lgs. 472/1997 art. 13 (ravvedimento operoso); Agenzia delle Entrate, circolare n. 41/E/2006 (chiarimenti metodo previsionale); D.Lgs. 13/2024 (CPB e acconti per aderenti). Aggiornato giugno 2026.