Concordato preventivo biennale: cos’è, a chi conviene e cosa si rischia a dire sì senza calcolare
Il concordato preventivo biennale è la misura fiscale di cui si è parlato di più negli ultimi dodici mesi e che è stata capita di meno. Da un lato, chi l’ha venduta come “il condono mascherato” o “la pace fiscale definitiva”. Dall’altro, chi ha risposto “sì” senza fare il calcolo di convenienza — e in alcuni casi si è ritrovato a pagare più tasse di quante avrebbe pagato senza. Questa guida non vende niente: spiega cos’è, fa il calcolo di chi conviene, e dice cosa si rischia a decidere senza i numeri davanti.
Cos’è il concordato preventivo biennale
Il concordato preventivo biennale (CPB) è uno strumento introdotto dal D.Lgs. 13/2024 per i contribuenti soggetti agli ISA — gli Indici Sintetici di Affidabilità — e per i contribuenti in regime forfettario. In sostanza: l’Agenzia delle Entrate ti propone un reddito concordato per i prossimi due anni (2024-2025 nella prima tranche, poi 2025-2026), e tu decidi se accettarlo.
Se accetti, paghi le tasse su quel reddito concordato indipendentemente da quanto guadagni effettivamente. Se guadagni di più, paghi lo stesso (e ci guadagni). Se guadagni di meno, paghi lo stesso (e ci perdi). Poi ci sono le eccezioni — i cosiddetti “eventi straordinari” che possono far decadere il concordato — ma nella struttura base questo è il meccanismo.
Il reddito proposto dall’AE viene calcolato con un algoritmo che parte dal tuo reddito dichiarato negli anni precedenti e applica coefficienti ISA. Non è negoziabile nel suo metodo, ma l’accettazione sì: sei tu a decidere se il numero proposto ha senso per la tua situazione.
A chi si applica
Il CPB si applica a tre categorie di soggetti: i titolari di reddito d’impresa o di lavoro autonomo soggetti agli ISA (praticamente tutte le PMI e i professionisti non in regime forfettario con ricavi fino a 5,164 milioni), i contribuenti in regime forfettario che esercitano attività d’impresa o professione, e le società di persone e gli enti trasparenti i cui soci o associati partecipano al CPB individualmente.
Non possono accedere al CPB chi ha debiti tributari o contributivi non pagati superiori a 5.000 euro al momento della proposta, chi ha dichiarato redditi con anomalie gravi, e alcune categorie di contribuenti con situazioni particolari (operazioni straordinarie recenti, inizio attività negli ultimi tre anni).
Il calcolo di convenienza: quando il CPB è vantaggioso
Questa è la parte che la maggior parte delle guide omette o tratta superficialmente. Il CPB conviene quando il reddito che produrrai effettivamente nei due anni è superiore al reddito concordato proposto dall’AE. Sembra ovvio, ma richiede una stima realistica del proprio andamento — e molti imprenditori non fanno questa stima con serietà.
Scenario 1 — Il CPB conviene chiaramente: il tuo reddito effettivo atteso è sistematicamente superiore alla proposta AE. Questo accade spesso per i contribuenti con ISA alto ma che in realtà guadagnano più di quanto dichiarano — o per chi ha anni di crescita davanti a sé. In questo caso paghi su una base più bassa del reddito reale e hai una certezza fiscale per due anni.
Esempio numerico: proposta AE di 80.000 euro, reddito effettivo atteso 110.000 euro. Aliquota marginale 43%. Risparmio fiscale: (110.000 – 80.000) × 43% = 12.900 euro in due anni. Vale la pena.
Scenario 2 — Il CPB non conviene: il tuo reddito effettivo atteso è inferiore o simile alla proposta AE. Questo accade per chi è in fase di contrazione, per chi ha perso commesse importanti, o per chi ha anni di incertezza davanti. In questo caso paghi su una base più alta del reddito reale.
Esempio numerico: proposta AE di 80.000 euro, reddito effettivo atteso 55.000 euro. Aliquota marginale 35%. Costo aggiuntivo: (80.000 – 55.000) × 35% = 8.750 euro in più da pagare. Non vale la pena.
Scenario 3 — Il CPB conviene per la certezza, non per il risparmio: il tuo reddito atteso è simile alla proposta, ma hai valore nella certezza fiscale — non puoi essere controllato sui redditi concordati, non ricevi avvisi basati sugli ISA, non rischi accertamenti presuntivi per due anni. Per alcune categorie di contribuenti storicamente nel mirino dei controlli, questo valore è reale anche quando il risparmio monetario è limitato.
Gli eventi straordinari che fanno decadere il concordato
Il CPB non è incondizionato. Esistono eventi che, se si verificano, fanno decadere l’accordo — e il contribuente torna a pagare sul reddito effettivo:
Cessazione dell’attività nel biennio, operazioni straordinarie (fusioni, scissioni, cessioni d’azienda), variazioni significative dell’attività (cambio del codice ATECO principale), e — questa è la clausola più delicata — se il reddito effettivo risulta inferiore di oltre il 30% al reddito concordato a causa di eventi eccezionali e imprevedibili (calamità naturali, malattia grave, perdita di un cliente principale certificata).
Quest’ultimo punto è importante: la decadenza per eventi straordinari non è automatica — va dimostrata e il contribuente deve documentare l’eccezionalità. Non basta dire “ho guadagnato meno del previsto”.
I benefici aggiuntivi: perché molti accettano anche a parità di costo
Il CPB non è solo un accordo sul reddito: porta con sé una serie di benefici che hanno valore indipendente dal risparmio fiscale diretto.
Esclusione dagli accertamenti basati sugli ISA. Per i due anni del concordato, l’AE non può avviare accertamenti basati sul punteggio ISA. Per chi ha ISA cronicamente bassi o è in settori spesso controllati, questo è un beneficio concreto.
Riduzione delle sanzioni in caso di violazioni minori. Per i contribuenti che aderiscono al CPB con punteggio ISA alto (8-10), le sanzioni per violazioni formali minori vengono ridotte o annullate.
Certezza della pianificazione finanziaria. Sapere esattamente quanto pagherai di tasse nei prossimi due anni permette una pianificazione della liquidità molto più precisa — il che ha un valore reale per chi gestisce la cassa di una PMI.
Cosa si rischia a dire sì senza calcolare
Il rischio principale è pagare più tasse di quanto si dovrebbe perché si è sovrastimato il reddito futuro. Ma c’è un secondo rischio meno ovvio: accettare un CPB con un reddito concordato alto in un anno in cui si subisce una perdita, e non riuscire a far valere la decadenza per eventi straordinari perché la perdita non è abbastanza “eccezionale” secondo i criteri dell’AE.
Il terzo rischio è fiscalmente più sottile: il CPB congela il reddito, non le altre imposte. L’IRAP, l’IVA, i contributi previdenziali continuano a essere calcolati sul reddito effettivo — non su quello concordato. Un errore frequente è calcolare il risparmio solo sull’IRPEF/IRES dimenticando che la posizione sulle altre imposte rimane variabile.
Come valutare la proposta in modo strutturato
La valutazione corretta richiede tre passaggi: costruire una stima realistica del reddito effettivo atteso per i due anni (non ottimistica, non pessimistica — realistica, basata su ordini in corso, pipeline commerciale, stagionalità storica); calcolare il differenziale fiscale netto tra accettazione e rifiuto considerando tutte le imposte, non solo l’IRPEF; e valutare il beneficio non monetario della certezza fiscale in base alla propria storia di controlli e al proprio punteggio ISA.
Non è un’operazione che si fa in dieci minuti, ma non è nemmeno un’operazione che richiede settimane. Un pomeriggio con il commercialista con i dati giusti davanti è sufficiente per una decisione informata.
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Fonti: D.Lgs. 13/2024 (concordato preventivo biennale); D.Lgs. 12/2024 (ISA e punteggi di affidabilità); circolare AE n. 18/E/2024 (chiarimenti CPB); Agenzia delle Entrate, software CPB 2024. Aggiornato giugno 2026.