Forfettario, ordinario, SRL: la mappa delle soglie di convenienza per i professionisti con P.IVA
Quasi ogni professionista con partita IVA sa che esiste il forfettario, l’ordinario e la SRL. Quasi nessuno conosce con precisione le soglie oltre le quali ha senso passare da uno all’altro — e soprattutto le finestre temporali in cui quella decisione va presa, perché dopo è troppo tardi per ottimizzare.
Questa guida è la mappa delle tre transizioni: da zero al forfettario, dal forfettario all’ordinario, dall’ordinario alla SRL. Per ciascuna, i numeri reali della soglia di convenienza, i costi nascosti che la maggior parte delle guide non menziona, e le decisioni da prendere prima che la transizione avvenga — non dopo.
Fase 1 — Da zero al forfettario: i primi anni
Nei primi cinque anni di attività, chi ha i requisiti applica l’aliquota startup del 5% sul reddito forfettario. È il regime più conveniente che esiste per un professionista italiano, e la maggior parte delle guide si ferma qui. Ma il 5% dura solo cinque anni — e chi non pianifica la transizione al 15% (e poi eventualmente all’ordinario) si trova a cambiare regime senza aver ottimizzato i tre anni precedenti.
La soglia che quasi nessuno tiene presente: il forfettario è vantaggioso fino a una certa fascia di reddito. Con il coefficiente di redditività più comune per i professionisti (78%), su 40.000 euro di fatturato il reddito imponibile forfettario è 31.200 euro, tassato al 15% = 4.680 euro di imposta sostitutiva. Con regime ordinario, lo stesso reddito netto (dopo deduzioni dei costi reali) potrebbe essere tassato meno se i costi sono significativi. Il forfettario non è sempre il regime migliore — dipende dal profilo di spese.
Quando il forfettario non conviene già dai primi anni
Il forfettario applica coefficienti di redditività fissi per categoria ATECO — non deducendo i costi reali. Chi ha costi significativi (collaboratori, affitti, attrezzature, software, formazione) può pagare più tasse in forfettario che in ordinario perché la base imponibile forfettaria ignora quei costi.
La soglia orientativa: se i costi effettivi dell’attività superano il 30-35% del fatturato, inizia a valere la pena simulare il confronto con l’ordinario. Per un consulente con fatturato di 60.000 euro e costi reali di 20.000 euro (33%), il confronto può già sorprendere. Usa il Confronto Regimi Fiscali 2026 per la simulazione personalizzata.
Fase 2 — Dal forfettario all’ordinario: la soglia degli 85.000 euro
Superare gli 85.000 euro di ricavi comporta l’uscita dal forfettario dall’anno successivo. Superare i 100.000 euro comporta l’uscita immediata nell’anno stesso, con obbligo di versare l’IVA sulle fatture emesse dal momento del superamento.
La transizione al regime ordinario cambia tre cose fondamentali che chi è sempre stato in forfettario spesso non ha mai gestito: l’IVA (addebitata ai clienti, detraibile sugli acquisti, versata periodicamente all’Erario), la contabilità (che diventa obbligatoria e ha un costo), e la tassazione del reddito (IRPEF a scaglioni con deduzione dei costi reali invece dell’imposta sostitutiva piatta). Per il dettaglio della gestione della transizione: Uscita dal forfettario: cosa cambia davvero e come gestire la transizione.
Il calcolo di convenienza a 85.000 euro
Molti professionisti temono il superamento degli 85.000 euro come se fosse una soglia di penalizzazione. Non lo è — è una soglia di cambiamento. Il confronto corretto è: quanto si paga in totale (tasse + contributi) in forfettario a 85.000 euro vs quanto si paga in ordinario a 85.000 euro con i costi reali dedotti?
Con coefficiente 78% (professionisti senza cassa): reddito forfettario = 85.000 × 78% = 66.300. Imposta sostitutiva al 15% = 9.945. Contributi Gestione Separata 26,07% su 66.300 = 17.279. Totale oneri: 27.224 euro.
In ordinario, con costi reali del 25% (21.250 euro): reddito imponibile = 85.000 – 21.250 – contributi INPS deducibili. L’ordinario può risultare conveniente o meno a seconda del profilo specifico di costi e delle deduzioni disponibili. Il punto è che la transizione va calcolata, non temuta.
Fase 3 — Dall’ordinario alla SRL: la soglia che quasi nessuno calcola bene
La SRL viene spesso presentata come il traguardo naturale del professionista che cresce. È vero che l’IRES al 24% è inferiore all’IRPEF marginale al 43% — ma il confronto corretto non è tra aliquote, è tra il netto che resta in tasca dopo aver pagato tutto in entrambi gli scenari.
Il costo nascosto della SRL che quasi tutti ignorano: per prelevare gli utili dalla SRL, si pagano i dividendi — tassati al 26% come redditi di capitale (o in alternativa con lo stipendio da amministratore, che è IRPEF). Se si sommano IRES (24%) + tassazione dividendi (26%) sul residuo, la pressione fiscale complessiva su un utile distribuito è circa il 43,76% — molto simile all’IRPEF marginale del 43%. Il vantaggio della SRL si materializza solo se si reinvestono gli utili in azienda invece di distribuirli.
La soglia di convenienza reale
La SRL conviene concretamente in tre scenari: quando si hanno utili significativi da reinvestire nell’attività (non da distribuire ai soci), quando si hanno più soci con ruoli attivi e compensi diversi, e quando la responsabilità patrimoniale limitata ha un valore reale per il tipo di attività svolta.
Come soglia orientativa: al di sotto di 80.000-100.000 euro di utile lordo annuo, i costi di gestione della SRL (commercialista, deposito bilancio, adempimenti societari — stimati in 3.000-6.000 euro annui) erodono quasi interamente il vantaggio fiscale. Sopra quella soglia, con una parte degli utili reinvestiti, il vantaggio diventa reale. La guida dedicata con il calcolo per tre profili: Quando aprire una SRL conviene davvero: il calcolo per freelance e professionisti.
La mappa delle soglie — il riepilogo pratico
Condensando tutto in un formato utilizzabile: sotto i 30.000 euro di fatturato, il forfettario è quasi sempre la scelta giusta salvo profili di costi particolari. Tra 30.000 e 85.000 euro, il forfettario è conveniente per chi ha costi bassi; chi ha costi alti o cresce rapidamente dovrebbe simulare l’ordinario. Tra 85.000 e 150.000 euro, si è in ordinario — il focus si sposta sulla deduzione ottimale dei costi reali e sulla pianificazione degli acconti. Sopra i 150.000 euro di utile, la SRL inizia ad avere senso se si reinvestono gli utili; sotto quella soglia, i costi fissi societari la rendono quasi sempre sconveniente.
Queste sono soglie orientative, non regole assolute. Il profilo specifico di ciascun professionista — tipo di attività, struttura dei costi, livello di investimento, esigenze patrimoniali — cambia il calcolo. Ma avere queste cifre in testa permette di capire in quale zona ci si trova e quando vale la pena fare la simulazione completa con il commercialista.
Leggi anche nel cluster: Uscita dal forfettario: cosa cambia davvero — Gestione Separata INPS: aliquote, deducibilità e strategia — Forfettario, ISEE e mutuo: perché le banche trattano il tuo reddito diversamente — Quando aprire una SRL conviene davvero.
Fonti: L. 190/2014 (regime forfettario, aliquote e soglie); DPR 917/1986 artt. 5, 17, 73 (IRPEF, IRES, tassazione dividendi); L. 178/2020 art. 1 c. 1091 (flat tax incrementale); D.Lgs. 286/1999 (SRL e responsabilità patrimoniale); Gestione Separata INPS, aliquote 2026. Aggiornato giugno 2026.