Uscita dal forfettario e passaggio all’ordinario: cosa cambia davvero e come gestire la transizione senza errori
Uscire dal regime forfettario e passare all’ordinario è uno dei momenti più delicati nella vita fiscale di un professionista. Non perché sia complicato in astratto — ma perché molte cose cambiano insieme, in modo coordinato, e chi non le gestisce in anticipo si ritrova a fare errori costosi nei primi mesi del nuovo regime. IVA da cominciare ad addebitare, contabilità da impostare, acconti da calcolare in modo diverso, costi da dedurre che prima non esistevano. Questa guida mappa tutto quello che cambia — e soprattutto le decisioni da prendere prima che la transizione avvenga.
Quando scatta l’uscita: le due soglie
Esistono due soglie con conseguenze diverse. La soglia degli 85.000 euro: se i ricavi del 2026 superano questo importo, si esce dal forfettario a partire dal 1° gennaio 2027. Si chiude il 2026 in forfettario normalmente — nessuna variazione in corso d’anno, nessuna IVA da recuperare sulle fatture già emesse. La transizione è pulita e prevedibile.
La soglia dei 100.000 euro: se i ricavi superano questo importo nel corso del 2026, l’uscita è immediata — dall’operazione che ha determinato il superamento. Questo significa che le fatture emesse dopo quel momento devono già includere l’IVA, anche se non si era ancora organizzati per farlo. È la situazione più problematica, e quella che richiede il monitoraggio più attento dei ricavi durante l’anno.
Cosa cambia con l’IVA: le prime settimane critiche
In forfettario non si addebita IVA ai clienti e non la si detrae sugli acquisti. In ordinario, entrambe le cose diventano obbligatorie. Il passaggio richiede una serie di adempimenti pratici che vanno gestiti prima di emettere la prima fattura del nuovo regime.
L’apertura della partita IVA con regime ordinario: tecnicamente la partita IVA rimane la stessa — cambia il regime. Va comunicata all’Agenzia delle Entrate la variazione del regime fiscale tramite il modello AA9/12. Questa comunicazione va fatta entro 30 giorni dall’inizio del nuovo periodo d’imposta (quindi entro il 30 gennaio se si esce il 1° gennaio). Non farlo nei tempi corretti genera sanzioni formali.
La scelta della liquidazione IVA mensile o trimestrale: i contribuenti in regime ordinario versano l’IVA mensilmente (entro il 16 del mese successivo) o trimestralmente (entro il 16 del secondo mese successivo al trimestre, con una maggiorazione dell’1%). I professionisti con ricavi sotto i 400.000 euro possono scegliere il trimestrale, che riduce la frequenza degli adempimenti ma richiede attenzione ai picchi di liquidità nei mesi di versamento (maggio, agosto, novembre, febbraio).
L’IVA sui contratti in corso: un nodo specifico della transizione riguarda i contratti pluriennali o i clienti abituali con cui si fattura periodicamente. Se a gennaio si è in ordinario, le nuove fatture devono avere l’IVA — anche se il contratto era stato stipulato quando si era in forfettario. I clienti che in forfettario non pagavano IVA si ritrovano con un incremento del 22% sulla fattura. Va comunicato per tempo, non a fattura emessa.
Cosa cambia con i costi: da non deducibili a deducibili
In forfettario non si deducono i costi reali — si applica un coefficiente forfettario. In ordinario si deducono i costi effettivi, il che richiede di tenere traccia di tutto: fatture di acquisto, spese professionali, quote di ammortamento, interessi passivi.
Questa è la parte che molti vedono come un peso (più contabilità) ma che in realtà è un’opportunità: se i costi reali dell’attività sono significativi, il regime ordinario può risultare fiscalmente più conveniente del forfettario a parità di fatturato. Il confronto corretto non si fa a posteriori — si fa adesso, con i dati dell’ultimo anno in forfettario, per capire se la transizione è solo un cambiamento tecnico o anche un’opportunità di ottimizzazione.
I costi deducibili più rilevanti per i professionisti: contributi INPS Gestione Separata (deducibili dal reddito complessivo, non solo da quello professionale), spese per collaboratori e consulenti esterni, affitto dello studio o quota dell’abitazione se usata per l’attività, hardware e software, formazione professionale, spese di marketing e comunicazione, quote associative professionali, assicurazioni professionali.
La deduzione dei contributi INPS: questo è un punto su cui molti fanno confusione. In forfettario, i contributi INPS Gestione Separata sono deducibili dal reddito complessivo IRPEF — ma in forfettario non c’è IRPEF, c’è solo l’imposta sostitutiva, su cui la deduzione non opera. In pratica, in forfettario i contributi INPS non sono deducibili fiscalmente (riducono solo il reddito da forfettario attraverso la deduzione forfettaria dei contributi dell’anno precedente). In ordinario, i contributi INPS sono integralmente deducibili dal reddito imponibile IRPEF — e questo cambia significativamente il calcolo.
La contabilità: cosa impostare prima di iniziare
In regime ordinario è obbligatoria la tenuta dei registri contabili. Per i professionisti (non imprenditori) si tratta della contabilità semplificata: registro cronologico delle entrate e delle uscite, registro dei beni ammortizzabili. Non è la contabilità ordinaria delle SRL — è un sistema più semplice, ma richiede comunque organizzazione.
Il costo del commercialista aumenterà: in ordinario il lavoro di gestione contabile è significativamente maggiore rispetto al forfettario. Preventiva questo aumento di costo nella valutazione complessiva della transizione — può variare da 500 a 2.000 euro annui aggiuntivi a seconda del volume di operazioni.
Le decisioni da prendere entro novembre dell’anno precedente
Se a novembre sai già che nel 2026 supererai gli 85.000 euro, hai due mesi per prepararti alla transizione del 1° gennaio 2027. Queste sono le decisioni concrete da prendere entro dicembre.
Comunicare ai clienti il cambio di regime e l’aggiunta dell’IVA in fattura. Farlo a novembre permette ai clienti di aggiornare i propri contratti e bilanci preventivi. Farlo a gennaio con la prima fattura crea sorprese e talvolta contestazioni.
Scegliere il commercialista giusto per il nuovo regime — o verificare che quello attuale abbia esperienza nella gestione del regime ordinario per professionisti. Non tutti i commercialisti che seguono i forfettari gestiscono bene la contabilità ordinaria.
Impostare il software di fatturazione per l’emissione di fatture con IVA, i registri IVA e la gestione delle liquidazioni periodiche.
Fare una simulazione dell’impatto fiscale del primo anno in ordinario con i costi reali dell’ultimo anno in forfettario — per avere un’idea degli acconti che si dovranno versare nel primo anno e pianificare la liquidità di conseguenza.
Leggi anche nel cluster: La mappa delle soglie di convenienza — Gestione Separata INPS: aliquote e strategia — Acconti IRPEF/IRES: il calcolo previsionale.
Fonti: L. 190/2014 (uscita dal regime forfettario, soglie 85.000 e 100.000 euro); DPR 633/1972 (IVA, liquidazioni periodiche, variazione regime); DPR 917/1986 artt. 54, 64 (reddito di lavoro autonomo in ordinario, deducibilità costi); Agenzia delle Entrate, circolare n. 9/E/2019 (chiarimenti transizione forfettario-ordinario). Aggiornato giugno 2026.